Accanto alla Porziuncola si trova una piccola cappella…
Nell’anno dell’ottavo Centenario del Transito di San Francesco, uno dei luoghi verso cui farsi pellegrini è senza dubbio la Cappella del Transito, dietro alla Porziuncola, dove il Poverello di Assisi visse gli ultimi istanti della sua vita terrena. In questo spazio denso di memoria e di fede, storia, arte e mistica francescana si intrecciano, offrendo al visitatore un’esperienza che è insieme conoscenza, contemplazione e incontro spirituale.
La cappella: dall’infermeria dei frati al cuore della memoria francescana
La Cappella del Transito si trova all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli, oltrepassata la Porziuncola, sul lato destro dell’abside. Ciò che oggi appare come una cappella ricca di elementi artistici era, nel XIII secolo, la semplice infermeria delle umili capanne che costituivano il primo nucleo della fraternità radunata attorno a Francesco.
È qui che, il 3 ottobre 1226, Francesco chiese di essere deposto sulla nuda terra, in un gesto finale di radicale umiltà e adesione al Vangelo. Quel gesto – povero, essenziale, disarmato – continua a interrogare chi entra in questo luogo, invitando a comprendere la logica evangelica con cui Francesco ha vissuto fino all’ultimo respiro.
Le tracce dell’arte che evangelizza
La cappella conserva elementi preziosi che raccontano la storia della fraternità minoritica: sull’altare si conserva, in un reliquario, il cingolo di San Francesco, segno di quella forma di vita semplice e radicale; sulle pareti il pittore Giovanni di Pietro detto Lo Spagna, intorno al 1520, raffigurò con straordinario realismo le figure dei Santi e Beati francescani, trasformando la cappella in un racconto per immagini della nascita dell’Ordine.
Al centro della Cappella, la statua di San Francesco in terracotta invetriata policroma, realizzata da Andrea della Robbia (ca. 1475), lo ritrae con il Vangelo e la Croce in mano, come un predicatore che continua a indicare la Via.
La decorazione delle pareti esterne della Cappella si devono al pittore perugino Domenico Bruschi che ritrae la Morte di San Francesco e la Ricognizione delle stimmate, immagini suggestive e di forte impatto emotivo.
Gli ultimi istanti del Santo
Qui Francesco chiese a un frate di scrivere a Frate Jacopa de’ Settesoli, amica e nobile romana a lui legatissima, invitandola a raggiungerlo con ciò che sarebbe servito per il suo trapasso: il panno “cinericcio” per avvolgere il corpo, i ceri, una sindone per il volto, un cuscino, e persino alcuni mostaccioli. Un episodio che ricorda come, anche negli ultimi istanti, Francesco rimase uomo di relazioni, capace di seminare affetto, fiducia, cura reciproca.
Un luogo che parla al presente
La Cappella del Transito è luogo teologico, memoria viva di una spiritualità che continua a ispirare donne e uomini di ogni tempo. Qui Francesco ha concluso il suo cammino terreno e ha aperto alla Chiesa una via sempre attuale: vivere da fratelli, nella semplicità del Vangelo, con lo sguardo rivolto al Cielo ma i piedi ben piantati nella terra degli uomini.
Nel Centenario del suo Transito, questa piccola cappella invita a riscoprire Francesco non come figura del passato, ma come maestro del presente, capace di guidare ancora chi cerca il volto del Vangelo dentro la storia.

